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Mille Miglia

Mille Miglia 1968

Rievocazione delle undici vittorie Alfa Romeo di Camillo Marchetti

Nel 1968, Camillo Marchetti si occupava delle "pubbliche relazioni" della Casa del Biscione.

Lo ricordo ancora perfettamente. Era una tarda mattinata del gennaio 1968 quando Giovannino Lurani - "count Johnny", come era universalmente riconosciuto negli ambienti sportivi automobilistici di tutto il mondo - entrò nel mio ufficio per propormi una impresa che subito mi affascinò: «Perché l'Alfa Romeo non faceva risuscitare la gloriosa, indimenticabile Mille Miglia»?

Intendiamoci, non si trattava di ripetere quella prestigiosa competizione creata nel 1926 dai "quattro moschettieri" Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto e Giovanni Canestrini che nelle sue ventiquattro edizioni aveva infiammato di entusiasmo milioni di spettatori, chiudendo il suo cielo nel 1957 a Guidizzolo, quando la tragedia di De Portago fece sì che questa classica corsa non potesse mai più aver luogo.

L'idea tuttavia mi sembrò subito validissima. Si trattava di trovare un aggancio che la giustificasse aziendalmente. E l'aggancio era lì, già pronto.

L'Alfa Romeo stava lanciando all'epoca un nuovo modello che in omaggio alle glorie sportive aveva battezzato "1750", per ricordare i grandi successi che le sue vetture degli anni Trenta avevano conquistato proprio alle Mille Miglia e nelle altre grandi corse stradali. Proposi così di festeggiare il quarantennale della prima delle undici vittorie conquistate dall'Alfa Romeo - unica casa a vantare questo primato - nella leggendaria corsa bresciana, organizzando una Mille Miglia storica aperta alle Alfa d'epoca spider 1500 e 1750. Vi erano quindi più che sufficienti motivi per risvegliare nella fantasia dei nostalgici della classica corsa il desiderio di rievocarne il glorioso passato.

La proposta venne approvata dal presidente Giuseppe Luraghi ed iniziò per me una delle più belle ed entusiasmanti avventure: far rivivere nell'immaginario della gente la famosa impresa del passato.

L'appello fa lanciato agli appassionati alfisti di tutta Europa che galvanizzati da questo inaspettato invito aderirono entusiasticamente, mettendo a punto, per ben figurare, quelle vetture tanto gelosamente custodite e che certamente erano appartenute, quasi tutte, ad autentici campioni. E non ara cosa da poco: queste "veterane" dovevano aver fiato a sufficienza per affrontare i 1.500 chilometri delle quattro tappe da percorrere con tabelle di marcia alquanto impegnative sulle vecchie strade che erano state teatro della classica gara.

Intanto la macchina organizzativa - con la collaborazione preziosa dei due superstiti dei quattro moschettieri, Giovanni Canestrini e Renzo Castagneto e del collega Manuel Vigliani - marciava spedita per ripetere con esattezza le modalità della "vecchia Mille Miglia".

Con il compianto collega Mario Bernasconi avevo ripercorso in anteprima il vecchio tracciato, fissando dovunque ogni posta e ogni controllo a esatta riproduzione del passato. Le autorità municipali di ogni città e di ogni piccolo centro risposero con la massima collaborazione. Prima fra tutti l'Automobile Club di Brescia che ripescò e ripristinò persino la vecchia pedana per la partenza dal viale Rebuffone.

Il 29 maggio 1968, Piazza della Vittoria richiamava esattamente l'atmosfera e l'entusiasmo degli anni della vera corsa: imbandieramenti e festoni pubblicitari, persino una vecchia pompa per la benzina recuperata dall'Agip. Una ventina di "veterane", sette delle quali giunte via strada da Londra erano pronte a scattare, una volta controllate e contrassegnate con i numeri di gara, tutti pari sempre a titolo di scaramanzia. Tutte maglie di una catena di ricordi e di episodi: Carlo Pintacuda, vincitore di due Mille Miglia, arrivato per l'occasione dall'Argentina; Guido Ramponi, prezioso compagno di Campari nelle due prime vittorie Alfa Romeo, giunto da Londra per rispondere al richiamo del nostalgico avvenimento; Giovan Battista Guidotti, protagonista con Tazio Nuvolari della Mille Miglia del 1930; Consalvo Sanesi passato alla storia della Mille Miglia per un imbattuto primato nella Brescia-Pescara; Piero Taruffi, vincitore dell'ultima Mille Miglia; Juan Manuel Fangio; Tonino Brivio e Giovanni Lurani; Antonietta Avanzo che, nonostante l'età avanzata non aveva esitato ad affrontare la faticaccia; Anna Maria Peduzzi, nota ai suoi tempi come "marocchina", pseudonimo adottato per avere la pace in famiglia.

Questi personaggi storici avrebbero poi seguito la colonna delle rosse a bordo delle nuove "1750" che ospitavano anche gli inviati della stampa internazionale incaricati di descrivere l'avvenimento. Ed anche in questo gruppo, assieme alla televisione e alla radio, erano numerose le firme famose come Canestrini, Boschi, Janni, Escoffier, Ciattini, Vigliani, Seidler, Moulin, Popp, Turner, Wilkins, Gornil.

La partenza, come tradizione, venne data in viale Rebuffone da Castagneto con la classica "bombetta". Così iniziò questo revival che nelle quattro tappe ritrovò quella passione del pubblico che mai aveva dimenticato la storica gara: città festanti, folla, scolaresche ed applausi nutriti ovunque. Persino, a Modena, l'intervento del coro dell'Antoniano che da una tribuna salutava la carovana con le sue canzoni.

A Roma, dove il presidente Luraghi aveva atteso i partecipanti, Canestrini movimentò la cena ufficiale invitando i personaggi storici a rievocare episodi che con il tempo hanno acquistato sapore di leggenda…

Non di rado il corteo delle vetture veniva fermato durante le tappe da scuderie automobilistiche e associazioni sportive, persino da esercenti: chi chiedeva la sosta ad una lapide rievocativa, chi addirittura voleva offrire rinfreschi ricordando le soste dei piloti di un tempo.

L'arrivo della tappa finale a Brescia moltiplicò nella folla l'entusiasmo della partenza. In chiusura, il consueto omaggio alla contessa Camilla Maggi nella sua villa di Calino, secondo la tradizione che vedeva riuniti, alla partenza e all'arrivo di ogni impresa, tutti i partecipanti.

Era la sera del 2 giugno 1968 e Giovanni Canestrini, dopo aver nuovamente percorso quelle vecchie strade, si lasciò sfuggire: «Oggi la Mille Miglia si potrebbe rifare!». Passarono nove anni. Nel 1977 il M.W. Veteran Car Club di Brescia ampliò l'idea e trovò nell'Automobile Club quella sensibile e concreta rispondenza collaborativa grazie alla quale il ciclo delle Mille Miglia rievocative venne ripreso prima a ritmo biennale e poi, dal 1987,con cadenza annuale.

Oggi l'avvenimento si colloca in una nuova dimensione che però trae comunque motivo ideale dalla tradizione motoristica della "freccia rossa".

Articolo tratto da Autosprint