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Mille Miglia

Senza Mille Miglia nel 1960, ma riuscita nel 1961

La data per la Mille Miglia 1960 fu fissata per il 28 e 29 maggio. Nell'ambiente automobilistico, i più tacevano, ma traspariva chiaramente la speranza che la Mille Miglia 1960 non fosse un'ulteriore edizione di regolarità.

Più l'illusione è grande, più forte è la delusione. L'utilizzo delle autostrade come terreno di gara restò ciò che era sempre stato: una chimera. Addirittura, apparve sempre più difficile ottenere le necessarie autorizzazioni per disputare una manifestazione con media di trasferimento di 50 km/h.

Altro che le miglia, Mille furono le polemiche; con una stretta al cuore Castagneto fu costretto a rinunciare: la Mille Miglia 1960 non fu disputata.

Ma per l'ormai non più giovane "Patron", che nelle fotografie appare assai più invecchiato dei suoi sessantotto anni, non esisteva la possibilità di rassegnazione. E tanto fece, e tanto brigò, da riuscire a mettere in pista l'edizione della Mille Miglia 1961. Nel resto d'Europa, i rally stavano crescendo in termini di popolarità e di prestigio: grazie ai suoi contatti, per la sua corsa Castagneto riuscì ad ottenere la validità per il Campionato Europeo.

Malgrado lo stop dell'anno prima, le iscrizioni furono oltre 150, con discreti nomi nell'ordine di partenza e la presenza di molte squadre ufficiali di Case straniere.

Tutto lasciava presagire un'edizione felice, con le fantasticherie lasciate ormai alle spalle e un rinnovato impegno per rifare grande la Freccia Rossa.

Il percorso inizialmente previsto era di 1718 km, da percorrere come nelle due precedenti edizioni a 50 km/h, con undici tratti di velocità pura. Il primo di questi tratti avrebbe dovuto essere rappresentato da trenta giri del circuito di Monza. Gli ultimi tre si sarebbero disputati percorrendo per altrettante volte il tratto Barghe-Brescia.

Le "autorità costituite" imposero inaspettatamente, pochi giorni prima della gara, una riduzione dei tratti cronometrati totali. Facile immaginare l'amarezza con la quale Castagneto dovette cancellare 5 giri di Monza e la terza delle tre prove di Barghe. Il percorso complessivo ammontò così a 1576 km/h, 384 dei quali di velocità pura: comunque un netto miglioramento rispetto alle due precedenti edizioni. Le dieci prove cronometrate furono quindi le seguenti: 1: Autodromo di Monza, 25 giri; 2: Fornovo Taro-Passo della Cisa; 3: Fivizzano-Passo del Cerreto; 4: Pievepelago-Abetone; 5: Cafaggiolo-Pianoro; 6: Fiera di Primiero-Passo Rolle; 7: Appiano-Passo della Mendola; 8: Dimaro-Campo Carlo Magno; 9 e 10: Barghe-Brescia.

La seconda delusione si verificò prima della partenza, quando furono solo ottantasei, su 150 iscritti, gli equipaggi che si presentarono al via.

Su "Auto Italiana", per decenni la più prestigiosa rivista di automobilismo sportivo, il direttore Giovannino Lurani (che qualche anno dopo scriverà "Mille Miglia", uno dei più bei libri dedicati alla corsa bresciana) titolerà: «Sono mancati i grossi nomi alla Mille Miglia. La concomitanza con la "1000 Km del Nürburgring" e con una prova del Campionato Italiano Sport a Vallelunga, hanno sottratto agli organizzatori bresciani piloti e mezzi di grande rilievo». Lo stesso Lurani, che di corse se ne intendeva, appariva perplesso: «La Mille Miglia, boicottata e denigrata innanzi tempo, doveva essere una gara silenziosa, poco ingombrante, non tale da disturbare alcuno. Invece questa Mille Miglia ha avuto il conforto di non pochi fattori positivi, che l'hanno fatta meritatamente paragonare al Giro Automobilistico di Francia (all'epoca il Tour de France godeva di consolidata fama, N.d.A.). In poche parole potrebbe essere racchiuso il giudizio positivo della gara: percorso felice, bontà della formula, eccellenza dei mezzi in gara, impegno dei concorrenti, organizzazione puntuale ed assenza di incidenti spettacolari. "Forse è perché non si è ammazzato nessuno - commentava con noi il vecchio" patron" Castagneto - che si parla poco della Mille Miglia».

Per onor di cronaca, la vittoria arrise ad un equipaggio svedese, Andersson-Lohmander, ovviamente su Ferrari, la marca dominatrice assoluta di quell'epoca. A insidiare gli scandinavi ci pensarono Cacciari-Sala, con un'altra Ferrari, e - con una Lancia Flaminia Zagato - il grande Giulio Cabianca, plurivincitore di classe con le OSCA, alle Mille Miglia degli anni Cinquanta.

Non ci fu però nulla da fare: la buona organizzazione, un riscontro tecnico di prim'ordine, le vaste possibilità di sviluppo e di crescita nel calendario internazionale non furono sufficienti.

Ogni buona qualità della nuova Mille Miglia non poteva metterla comunque in competizione con la tradizionale gara di velocità pura; se le due gare venivano comparate il paragone non reggeva.

Per i bresciani si trattava di una mutilazione, di uno scempio.