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Mille Miglia

Le parole di Castagneto

Castagneto rimase isolato, imprigionato nel ricordo della grande epopea e ostacolato nell'esecuzione del suo nuovo progetto.

Per comprendere il clima che si avvertiva in città, è sufficiente sfogliare le pubblicazioni di quegli anni.

Su "Brescia Sport", un periodico all'epoca assai seguito, veniva pubblicata la lettera di un giovane bresciano, inviata da Merano, dove prestava il servizio militare. «Alcuni affermano che i tempi sono cambiati e perciò lo sport del motore deve subire delle trasformazioni; ma è logico che le corse classiche non cederanno mai di fronte al dominio del tempo, ma, al contrario, continueranno a conservare le loro funzioni tecniche, morali e politiche. Ciò dimostra che è meglio la rinuncia al compromesso, perché finchè avrà dei tratti di regolarità non sarà mai Mille Miglia». Il direttore, nel rispondere al per lui (allora) sconosciuto lettore, non poté che auspicare una ripresa della corsa ma, con la chiarezza che lo ha sempre contraddistinto aggiunse: «... la Mille Miglia, prima di tutto deve essere sostenuta dall'entusiasmo dei bresciani. Se la città dorme non prenderà né i pesci della Mille Miglia né quelli di altre iniziative. Al massimo prenderà dei granchi».

A rendere particolarmente interessante questa corrispondenza è l'identità dei due protagonisti del dialogo.